E voi, invece?
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«Come ti chiami?»
Non posso continuare a chiamare questa ragazza Elly May. Anche se, del resto, sono qui solo di passaggio quindi non è che abbia davvero importanza. Ma comunque voglio saperlo. Scontrosa o meno, si è comunque presa cura di me quando io, al posto suo, avrei chiamato la polizia.
Lei posa la tazza e mi guarda negli occhi. «Liberty Bell».
Mi sarei potuto chiedere si mi stesse prendendo per il culo, ma l'espressione combattiva sul suo viso è del tutto seria.
«È... patriottico».



«Posso esserti d'aiuto? Hai l'aria sperduta».Oh, avrei così tante cose da dirvi! Vorrei fare la fangirl fuori controllo, ma poi intuireste tutto xD
I suoi occhi cambiano di nuovo, riempiendosi di pesante tristezza. Paura, forse. No, terrore. Non mi muovo. Ci stanno guardando tutti.
Scuote la testa. «Non mi sono perso. Speravo soltanto di poter avere la tua sedia per un po'».
«La mia sedia?»
«Ce ne sono tante altre vuote».
«Vero».
Ce n'è una proprio di fronte a me. Non ho un motivo valido per non spostarmi, né riesco a immaginare di rifiutare quella semplice richiesta con lui che mi guarda in quel modo.
«Certo, nessun problema».
Spingo il mio piattino dall'altra parte del tavolo e mi alzo con fare solenne. Mi fissa, scioccato, forse con un pizzico di divertimento, mentre lo aggiro e mi siedo dall'altro lato del tavolo.
«Così va bene?» gli chiedo, e quando le sue labbra si increspano nel fantasma di un sorriso, qualcosa di bellissimo accade al suo viso. Ma svanisce tanto in fretta che mi sento davvero triste.
«Mi hai preso alla lettera».
«Sei tu che hai interrotto la mia colazione».